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SE RANDONNEUR SIGNIFICA RANDAGIO

…significa che anche chi li segue lo diventa!

Ho attraversato 4 nazioni, in una direzione e nell’altra, ho dormito pochissimo, ho preso la pioggia, il freddo e il sole, mangiato a caso, sceso al volo dalla macchina per fotografare biciclette e, sì, loro, i randagi che hanno percorso 630 km in 2 giorni e lo hanno fatto sempre pronti ad un sorriso, ad un cenno positivo, ad uno sguardo verso il mio obiettivo impertinente.

Il loro modo di essere è contagioso: la fatica e la stanchezza si superano con il sorriso e con la voglia di essere parte di un’esperienza!

Ecco, sono stato orgoglioso di essere stato parte di quest’esperienza, per la seconda volta, ho fatto meno fatica di loro ma sono stato con loro [grazie a Fabio!] e ho provato a raccontare con una montagna di fotografie il percorso, le bici, la pioggia, il sole, i ristori, i sorrisi, lo stare insieme e la solidarietà che si crea nel partecipare tutti insieme!

Spero di sentirmi dire, come è stato quest’anno alla partenza “HO PARTECIPATO PERCHE’ HO VISTO LE FOTO E CI SIAMO DETTI CHE NON POTEVAMO PERDERCELA QUESTA MAGNIFICA RANDONNEE!”.

Un grazie speciale a Simone e Witoor che mi hanno permesso di partecipare!

Ho messo qualche foto a comporre un collage, ma è stato durissimo scegliere, quindi le foto, tutte le potete trovare qui

http://witoor.com/rando-imperator/rando-imperator-2016/

e qui

– Giorno 0: https://www.facebook.com/468816893149749/photos/…
– Giorno 1: https://www.facebook.com/witoor.bicycletours/photos/…
– Giorno 2: https://www.facebook.com/witoor.bicycletours/photos/…

FAME DI PRIMAVERA

Ho una gran voglia di realizzare ritratti, ho una gran voglia che arrivi la primavera.

Ho unito le due cose, l’ho fatto con il magnifico e prezioso contributo di Maria Chiara e Francesca, grandiose fomentatrici di idee fotografiche.

Il racconto si racchiude e si schiude al tempo stesso in un simbolo: il petalo, essenza della primavera, parte unitaria della manifestazione della stessa, l’ho fatto senza cercare nessun appiglio con il tormentone del petaloso, l’ho fatto senza rimandi dichiarati alla discussione sulla legge Cirinnà, l’ho fatto semplicemente alla ricerca di un ritratto che mostrasse bellezza e ironia, un gioco tra idea, primavera, fotografia e ritratto.

Aspetto la primavera perchè ne ho bisogno, anzi, fame!

La festa delle donne

8 Marzo, FESTA DELLA DONNA, FESTA DELLE DONNE.

Non lo trovo per niente banale, non lo trovo per niente scontato, non trovo superato il concetto di un giorno dedicato a festeggiare le donne.

Si festeggia la conquista di diritti, ed è giusto festeggiarli, anche se sono passati decenni, perchè ogni giorno viviamo la scomparsa di certi diritti che davamo per scontati. Ricordiamo che a tante, tantissime, ad un colloquio di lavoro, viene chiesto se ha figli, se ha intenzione di farne, se prende anticoncezionali e, sempre a tante, si chiede di firmare un foglio di dimissioni nel caso restino incinta.

Si festeggia la donna, ed è giusto festeggiarla, anche se si spera che non lo si faccia solo oggi ma ogni giorno, perchè la donna è la più bella cosa che esista sulla faccia della terra, capace di essere bella, magnifica, intelligente, tenace, amica, madre, compagna, amante in ogni gesto.

Si festeggiano le donne, regalando le minose, un simbolo, ed in tutta onestà, non mi importa nulla se questo [e altre cose] fa di questo gesto un simbolo commerciale, per me è importante e molto, farlo.

Per comprare le mimose vado sempre al banchetto dell’UDI -Unione Donne Italiane- che compare ogni anno in questa giornata in Piazza Trento Trieste [a Ferrara], ci vado perchè sono sempre gentili e perchè sono espressione della conquista e della tutela di diritti delle donne nel quotidiano, e poi ci vado perchè mia nonna è sempre stata iscritta all’UDI e io, anche dopo la sua prematura morte, ho sempre avuto in casa quelle riviste dell’Unione Donne Italiane, come presenza inconsapevole, come abbonamento che mio padre continuava a mantenere per rispetto e commemorazione. Ecco, andare ogni anno a quel banchetto, mi permette di commemorare mia nonna, nella maniera più laica ma anche più sincera che conosco.

EVVIVA L’8 MARZO, EVVIVA LE DONNE!

CONFRONTO CON IL RITRATTO

Sono iniziate le lezioni del mio CORSO AVANZATO DI RITRATTO E AUTORITRATTO, un corso un po’ diverso dagli altri che propongo [base e intermedio], un corso che focalizzando il tema, richiede un entrare più approfonditamente in tematiche care alla fotografia.

Il ritratto e l’autoritratto: un modo di utilizzare la macchina fotografica come strumento di indagine e scoperta verso l’essere umano, indifferentemente dal fatto che si rivolga la macchina verso noi stessi o verso gli altri. Sempre indagine, sempre scoperta.

E’ fondamentale la volontà di mettersi in gioco per affrontare questo corso: azione che faccio [e continuerò a fare] da quando ho elebaorato la consapevolezza che la fotografia è la mia forma di espressione.

Guardare, studiare e omaggiare [non è copiare] i fotografi che hanno fatto e fanno la storia della fotografia è sempre motivo di crescita, e sfrutto questa regola nei miei corsi.

In questo, in particolar modo, ho chiesto a tutti i partecipanti, me compreso, di cercare e studiare un autoritratto e di riproporlo come ritratto.

Ho preso questo autoritratto di Richard Avedon, autoritratto probabilmente realizzato come scatto di prova sul set, come test luci/inquadratura etc e l’ho mostrato ad Alessia per riprodurlo.

Il risultato è questo.

Design at MUSE

Qualche mese fa, l’anno scorso ormai, io e Davide Menis siamo stati chiamati ad assegnare un premio per designer, all’interno della quinta edizione de l’ opendesignitalia che si tenne a Trento.

Confrontarsi con la creatività di designer, alla ricerca di 11 oggetti a cui far vincere il premio per l’immagine “Design at Museum” è stato stimolante e affascinante, oltre al peso di dover fare una scelta coerente con la qualità altissima espressa.

Se a questo si aggiunge che il premio consisteva in un servizio fotografico, da noi realizzato, all’interno del magnifico museo MUSE di Trento, progettato dal grandissimo architetto Renzo Piano, si può capire che il compito è stato oltremodo stimolante ed emozionante.

Il risultato?

Lo potete trovare QUI, sul Il Giornale Dell’Architettura, nell’articolo che lo racconta magnificamente.

Un museo che racconta il mondo che accoglie il design: una bella esperienza che ci soddisfa nel risultato!

 

David Bowie, le immagini che fanno da colonna sonora alla musica

David Bowie, le immagini che fanno da colonna sonora alla musica.

Scorrendo immagini studiando un po’, o alla ricerca di idee, mi sono spesso imbattuto in foto che immortalano David Bowie, spesso davanti all’obiettivo di grandi fotografi.

Masayoshi Sukita, Richard Avedon, Mick Rock, Bryan Duffy e molti altri, hanno avuto la fortuna di confrontare la propria arte fotografica con quella istrionica del Duca Bianco, capace di apparire in modi sempre nuovi e sempre unici, comunque iconografici.

Penso che questi fotografi siano stati davvero fortunati a mettersi a confronto con questo personaggio, e lo dico sia con l’invidia che con l’ammirazione per il risultato. Apparire ed essere al contempo, immaginare e realizzare.

Sono certo che David Bowie mancherà tantissimo, oltre che al mondo della musica, anche a quello della fotografia.

La sua musica resta e ha cambiato la muscia stessa e lo ricorderò così.

“…Though nothing, will keep us together

We could steal time,

just for one day

We can be Heroes, for ever and ever

What d’you say?…”

Sebbene niente ci terrà uniti         

Potremmo rubare un po’ di tempo,

Per un solo giorno

Possiamo essere Eroi, per sempre    

Che ne dici? 

QUANDO LA FOTOGRAFIA UNISCE INDUSTRIA E CITTA’

Sono andato a FOTOINDUSTRIA, a Bologna, un festival che si svolge per la seconda volta, e sono rimasto entusiasta dell’idea oltre che di certe immagini viste.

E’ un festival, organizzato dalla FondazioneMAST con cadenza biennale, che vuole mettere in relazione la fotografia legata al mondo dell’industria e la città.

Diciamo che il legame città-industria è sempre stato vivo, sopratutto nel secolo scorso, quando alla città storica si affiancavano città industriali, con le loro infrastrutture, con i loro alloggi, con i loro servizi e anche con i loro problemi.

L’opportunità che dà questo festival è quello di tentare una riappacificazione tra città storica e città industriale e ci riesce magnificamente: si passeggia per il centro di Bologna e si entra in palazzi magnifici, meritevoli di essere visti anche senza mostra, e si visitano varie mostre, abbracciate da affreschi, stucchi, ristrutturazioni contemporanee etc.

Andare per mostre significa curiosare e conoscere autori, magari non conosciuti, idee fotografiche nuove, vedere mondi documentati, aprire il cervello a nuove cose che si discostano dal quotidiano.

Andare per le mostre di questo festival significa scoprire nuovi luoghi che abbiamo, potenzialmente, sotto il naso tutti i giorni e non consideriamo o valutiamo come opportunità da scoprire.

La mia classifica delle mostre del FotoIndustria:

-1- PIERRE GONNORD -(ALTRI) LAVORATORI- Genus Bononiae Santa Maria Della Vita, via Clavature 8

-2- NEAL SLAVIN -RITRATTI DI GRUPPO- Spazio Carbonesi, via De’ Carbonesi 11

-3- DAVID LACHAPELLE -LAND SCAPE- Pinacoteca Nazionale, via Belle Arti 56

-4- EDWARD BURTYNSKY -PAESAGGI INDUSTRIALIZZATI- Palazzo Pepoli Campogrande, via Castiglione 7

-5- HEIN GORNY -NUOVA OGGETTIVITA’ E INDUSTRIA- Museo della storia di Bologna, via Castiglione 8

Non perdetevelo per niente al mondo [è fino al 01 novembre ed è gratis]