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Fotografia, prodotto e progetto.

Ci sono lavori che ti vengono assegnati che diventano veri e propri progetti condivisi. Non capita spesso, ma quando capita diventa magnifico.

Devo ringraziare Ilaria e Marco perchè hanno deciso di affidarmi completamente lo studio dell’immagine dei loro prodottti, anzi, dei loro gioielli, che vengo prodotti artigianalmente con una grande attenzione per i materiali usati e per il design.

Ci siamo parlati, ci siamo conosciuti meglio, abbiamo pensato insieme che immagine doveva uscire dalle mie fotografie. Abbiamo condiviso una crescita del prodotto e dell’immagine.

Abbiamo realizzato due sessioni con le bravissime [bellissime è sottinteso] e disponibilissime modelle Maria e Giada alla ricerca del punctum delle singole linee, ci siamo affidati all’arte del trucco di Ionela e abbiamo sfruttato due location molto diverse per esaltare ancora di più la semplicità, la bellezza, il design e la versatilità di collane e bracciali.

E’ stato un piacere immaginare e scattare i diversi modi in cui si possono vestire le creazioni di Pig’Oh ed allo stesso tempo è stata una sfida [se vinta dovete dirmelo voi!] immaginare chi poteva indossare e come poteva sentirsi la ragazza e/o la donna con indosso questi accessori, che accessori non sono, perchè raccontano come ci si vuol sentire.

E ho raccontato anche la parte di realizzazione del prodotto stesso.

Se volete visitarli li trovate qui www.pig-oh.it

INVERNO

Inverno 2015.

L’incedere delle stagioni è un accadimento ciclico, costante e perenne, che, anche nell’accezione in cui “non ci sono più le mezze stagioni”, prevede sempre la presenza dell’inverno.

L’inverno è uno di quei momenti in cui l’attività di un fotografo, muta, non diminuisce o aumenta, ma semplicemente muta [non potrebbe diminuire perchè fotografare è una necessità prima ancora che un mestiere, per me], cambia di luogo prediletto, rimanendo sempre di più all’interno di quattro mura, che esse siano solite o insolte.

Ci si rinchiude alla ricerca di caldo e di luce, necessità primordiali dell’essere umano, e si riduce lo spazio di osservazione ma si aumenta la profondità dello sguardo, dell’osservare e si scatta meno ma con più attenzione [sempre se si riesce a uscire dal torpore impigrente della ricerca di un caldo dato dall’avvolgimento in un plaid], si mette in posa con più lentezza e si creano forme più precise, una cura maggiore della luce, data probabilmente dall’assenza di quella naturale, e si diventa più osservatori e meno passionali.

Precisi, attenti, distaccati, compositivi.

Si prendono oggetti e li si accosta, si prova donargli una nuova vita, anche se alla fine è sempre una costruzione di natura morta.